Vendere nell’era dell’Internet of Things (IoT)

Come cambiano gli scenari quando l’interlocutore che si frappone tra acquirente e venditore è un assistente virtuale? Il suo compito non è riordinare casa, ma le miriadi di dati prodotti ogni giorno interagendo coi dispositivi connessi alla rete. Il tanto agognato avvento della domotica è alla fine giunto, è alla portata di tutti e consente di usare la rete internet come ponte tra le proprie necessità e gli strumenti per soddisfarle.
Internet of Things - Exelab Digital Marketing Agency Roma

Come cambiano gli scenari quando l’interlocutore che si frappone tra acquirente e venditore è un assistente virtuale? Il suo compito non è riordinare casa, ma le miriadi di dati prodotti ogni giorno interagendo coi dispositivi connessi alla rete.

Il tanto agognato avvento della domotica è alla fine giunto, è alla portata di tutti e consente di usare la rete internet come ponte tra le proprie necessità e gli strumenti per soddisfarle. Per adattarsi ai tempi che cambiano, i Big hanno sviluppato le proprie risposte per organizzare i dati scambiati tra i dispositivi connessi e noi che ce ne serviamo. E ne hanno raccolto una bella manciata per studiare le abitudini degli utenti per sviluppare i loro servizi cuciti su misura dei consumatori. Ma questo lo sappiamo.

Quel che non abbiamo ancora inteso è che imparare a sfruttare il linguaggio delle macchine può portare vantaggi a diversi livelli per incrementare i risultati delle vendite anche su scala ridotta, non per forza globale ma soprattutto locale. Lo sviluppo delle applicazioni in grado di interagire con i sistemi di sicurezza delle case controllate consente di centralizzare il lavoro delle guardie private che offrono i propri servizi a privati e istituzioni. Altri ambiti di sviluppo locale spaziano dal settore della sanità all’accesso ai servizi come palestre, teatri, musei. Possiamo decidere di affidare i nostri dati di consumo (lo facciamo già serenamente con le card del supermercato) per lasciare che anche gli operatori locali siano in grado di cucirci addosso un servizio su misura in base alle nostre abitudini.

Ruolo dei dispositivi mobili nello sviluppo della domotica e del modo di fare acquisti

IoT sta per Internet of Things, ovvero, delle cose. Le “cose” sono tutte quelle connesse alla rete, che per funzionare o per funzionare meglio si servono dei dati scambiati attraverso internet. La pervasività di questa innovazione tecnologica ha reso indispensabile darle una definizione, ma già da tempo i dispositivi elettronici comunicano tra loro attraverso il Wi-Fi, affiancato oggi da altri protocolli. Alcuni, in modo particolare, possono leggere le nostre abitudini di vita, di consumo, di lavoro, e proporci il servizio di cui abbiamo bisogno, né più né meno.

Dalla domotica alla mobilità, in ufficio o in palestra, l’interazione uomo-macchina diventa semplice e promettente. Collegati alla rete, infatti, troviamo i dispositivi che richiedono una certa personalizzazione del loro uso. Dai termostati ai rilevatori di presenza, umidità, luminosità, fino ai cosiddetti wearable, gli eredi smart del più sciocchino contapassi, che si sostituiscono al personal trainer e che mettono in ordine i dati e le statistiche dei nostri progressi ginnici. Giusto per fare qualche esempio banale delle miriadi di possibilità che i dispositivi connessi tra loro possono fare per organizzarci una giornata molto produttiva.

Con o senza passaggio al tanto atteso 5G sui dispositivi mobili, i device connessi sono pronti a trasferire alla rete i dati accumulati sulle nostre abitudini di consumo, gli spostamenti e le condizioni di salute. Un po’ soffocante e pervasivo, forse, ma rappresentano anche una grande opportunità per le aziende di riuscire a vendere il servizio basato sulle reali esigenze dell’utente.

Del resto, chi non si è mai trovato a chiacchierare con una zucchina?

E come ti cucino stasera? L’hai mai chiesto alla diretta interessata? Io sì, tante volte, adesso potrebbe essere Siri, o Cortana o Alexa a rispondermi e farlo tenendo conto di quello che ho in frigo in base alla relativa data di scadenza. Gli assistenti virtuali sono il centro nevralgico in grado di concentrare in un’unica postazione il controllo dei dispositivi connessi. Sono sviluppati da Apple, Windows, Amazon, e altri sono in cantiere e sono in grado di raccogliere dati e apprendere dalle nostre abitudini.

Riuscire a cavalcare il trend delle innovazioni tecnologiche non è una cosa semplice, ci vuole dedizione e presenza di spirito. Poco spazio è lasciato all’improvvisazione perché c’è il rischio di investire male tempo e risorse preziose. È importante pianificare le strategie di marketing considerando gli effetti delle trasformazioni su scala globale delle tendenze tecnologiche.

Cosa succederebbe se le palestre perdessero il loro appeal verso i potenziali utenti? Chiuderebbero tutte. Esistono miriadi di app in grado di sostituirsi a un istruttore in carne e ossa. Applicazioni in grado di stabilire quale possa essere la dieta più adatta per perdere peso, guadagnare massa, ottenere una pelle splendente, trovare marito… Eppure questo non succede perché mantengono una funzione importante: favorire la socializzazione diretta.

Cosa guadagnerebbe, invece, la palestra sotto casa sviluppando un’applicazione in grado di suggerire un allenamento speciale da fare a casa nei momenti buca, o d’allerta quando per troppo tempo si rimane seduti a guardare il PC? Del resto anche Forbes parla chiaro. Il futuro è di chi sa dare assistenza ai propri clienti fornendo la giusta risposta al momento adatto.

Qual è il vero potenziale degli assistenti vocali

Possono interagire con l’utente grazie alla messaggistica o con comandi vocali, sono ancora pieni di bug e di difetti da correggere. Specie in tema di sicurezza si cercano di fare gli investimenti più sostanziosi, eppure godono di ottima forma, gli assistenti vocali rappresentano il futuro dell’interfaccia uomo/macchina determinando il tipo di interazione e di servizio che gli strumenti elettronici possono offrire.

A complicare la faccenda ci pensano i programmatori di Google Duplex, presentato lo scorso 8 maggio alla conferenza annuale per sviluppatori di Google, I/O 2018. L’assistente vocale presentato dall’orgoglioso CEO di Google, Sundar Pichai, ha stupito il (vasto) pubblico effettuando due semplici telefonate, per prenotare un taglio di capelli dal parrucchiere e un tavolo al ristorante. L’efficacia è stata tale da sollevare presto gravi dubbi di natura etica perché il bot riesce a essere fin troppo fedele alla realtà.

Lasciamo per un attimo fuori la questione etica e concentriamoci sui fatti. La nuova tendenza per le aziende sarà di interagire con bot che filtrano gusti, abitudini e stili di vita per gli utenti. Non basterà essere online, avere un sito aziendale, un blog o un account Instagram, questi saranno i punti di partenza dai quali poi costruire una strategia pervasiva a tutto tondo.

Anche in Italia i numeri di questo settore sono più che incoraggianti sarebbe un vero peccato che le aziende, le istituzioni pubbliche o private, perdessero il treno dell’innovazione tecnologica che porta con sé il futuro.

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